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Cannabinoidi | Cosa sono?

Se ne fa un gran parlare probabilmente senza saperne abbastanza. I cannabinoidi sono elementi fondamentali per la pianta di cannabis, con un'importanza che va ben oltre la semplicistica classificazione operata finora in base ai livelli di THC.

Cannabinoidi e Limiti

I cannabinoidi, chiamati anche meroterpeni o terpenofenoli, sono metaboliti secondari delle piante (PSM) sintetizzati da membri della famiglia delle Cannabaceae e da diverse altre specie vegetali, tra cui Echinacea purpurea, Echinacea angustifolia, Acmella oleracea, Helichrysum umbraculigerum e Radula marginata. Più del 20% dei PSM di cannabis isolati sono cannabinoidi. I due principali cannabinoidi, Δ9-THC e cannabidiolo (CBD), sono usati per classificare la cannabis e la differenziazione tra marijuana e canapa si basa spesso sul contenuto di Δ9 -THC nella biomassa (THC>0,3%: classificato come cannabis terapeutica/marijuana medica); THC<0,3% coltivato come canapa/hemp).

Il caso italiano

In Italia, secondo la Legge 242/2016, il limite per le piante in campo è di 0,6% THC. Questo dato si somma al limite dello 0,2% THC dato dall’art.32 c.6 posto dal regolamento del parlamento europeo 1307/2013. Di qui la confusione circa i limiti riservati ai prodotti in commercio e in generale al commercio internazionale. Ultimamente si assiste spesso a fenomeni di “abbattimento” del principio attivo, per passare dal mercato italiano a quello comunitario (o proiettarcisi direttamente). I rischi di questa pratica sono principalmente legati a questioni di sicurezza, sia per l’operatore che per l’utilizzatore finale.

Chemiotipi della cannabis

Sono stati ulteriormente distinti e classificati tre chemiotipi di C. sativa L., determinati dalle proporzioni relative di Δ9-THC e CBD: di tipo farmacologico (Δ9-THC è il cannabinoide predominante), di tipo intermedio (entrambi Δ9-THC e CBD sono predominanti) e di tipo fibra (il CBD è il cannabinoide predominante). Questa differenziazione basata sul contenuto di cannabinoidi o sulle cultivar di cannabis è inadeguata, in particolare per l'industria medica, poiché non riflette né corrisponde alle proprietà terapeutiche e mediche (Russo, 2019). Il termine "chemovar", che considera i rapporti specifici di cannabinoidi, flavonoidi e terpeni, sarà probabilmente uno strumento di grande valore nello sviluppo della medicina assistita con la cannabis (Baron, 2018).

Metaboliti secondari delle piante

I metaboliti secondari di piante (PSM), animali e microrganismi guidano molte applicazioni mediche e farmacologiche, basandosi su migliaia di anni di medicina tradizionale. La caratterizzazione approfondita dei PSM isolati per il trattamento medico è iniziata almeno 200 anni fa ed è progredita in modo esponenziale negli ultimi 30-40 anni. Un'applicazione medica notevole e storica è l'isolamento della morfina dall'olio di semi di papavero (Papaver somniferum) all'inizio del 1800.

I PSM non sono essenziali per la sopravvivenza delle piante; piuttosto, consentono alle piante di resistere a stress abiotici e biotici (siccità o stress idrico, stress da luce o predatori). I percorsi molecolari del PSM sono conservati tra famiglie di piante attraverso cluster di geni. Il sequenziamento del genoma ha dimostrato che questi cluster genici sono altamente conservati tra piante di famiglie diverse a causa della loro origine evolutiva condivisa. Nella cannabis, la biosintesi di cannabinoidi e terpeni contribuisce alla protezione dalle radiazioni UV e a fattori di stress chimici creati per combattere gli insetti.

PSM e stress abiotico

Osservando altre funzioni PSM e il loro ruolo nella risposta della pianta allo stress abiotico, una teoria afferma che per adattarsi alle acque poco profonde, le alghe ancestrali svilupparono meccanismi per sopravvivere in un ambiente con elevata radiazione UV (<380 nm), un primordiale fattore di stress abiotico. La radiazione UV porta a danni al DNA e ai fotosistemi, con conseguente riduzione della produzione. Le piante hanno evoluto meccanismi per proteggersi da questo stress da radiazioni accumulando composti fenolici e terpenoidi che assorbono le radiazioni UV e agiscono come protezione solare nelle foglie. Ciò ha permesso agli organismi fotosintetici di crescere in nuove nicchie ecologiche, esponendosi all'aumento delle radiazioni UV.

PSM e stress biotico

Parallelamente alla risposta allo stress abiotico, la grande diversità di PSM può essere spiegata anche dall'esposizione allo stress biotico e dalla coevoluzione di insetti e piante durante la terrestrizzazione nell'era neoproterozoica (da 1.000 a 541 milioni di anni fa). Le piante hanno sviluppato segnali attrattivi e deterrenti attraverso il loro PSM per favorire l'impollinazione e ridurre la predazione. Gli studi riportano che gli estratti di cannabis, in particolare gli estratti di canapa, respingono efficacemente gli insetti (Mcpartland, 1997; Benelli et al., 2018).

Fitocomplesso e sua conservazione

Queste evidenze vanno ulteriormente a sostegno di lavorazioni e prodotti a base di cannabis che riescano a conservarne il fitocomplesso in maniera quanto più efficacie possibile. Terpeni, cannabinoidi, etc nella loro varietà costituiscono una specifica “ricetta” per ogni chemovar e così ogni tipologia di cannabis, nei suoi estratti, può avere caratteristiche e applicazioni differenti.